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SINTESI
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RECENSIONE
Il New York Times lo ha definito il romanzo più rappresentativo del primo decennio del nuovo secolo. E ha ragione. Il libro ha vinto il Premio Pulitzer nel 2007, e il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa nel 2006. Nel 2009 è stato realizzato un film, intitolato “The Road” diretto da John Hillcoat con Viggo Mortensen e Kodi Smit-McPhee che interpretano rispettivamente padre e figlio, la pellicola esce (finalmente) in Italia proprio in questi giorni. La causa dell’immenso ritardo è che il film, come il libro (che però spaventa meno a quanto pare…), è stato definito “triste” e “deprimente”. Insignificante commentare l’inutilità di questi commenti, sarebbe come dire che i coltelli vanno aboliti perché possono servire come armi. La verità è che qui siamo davanti a un libro davvero bello. Lo si potrebbe avvicinare, per ambientazione e tema, all’opera di Beckett. Il tutto, però, aggiornato in chiave contemporanea. Ora, ben inteso, c’è da essere chiari su cosa si intenda con tale termine che vuol dire tutto e niente. “Contemporaneo” significa, semplicemente, in grado di descrivere ciò che siamo e, soprattutto, perché lo siamo in questo modo. Tutto qua. Il rischio, altrimenti, è di continuare a dire che Manzoni, Calvino, Montale (ecc.) sono attuali. Quelli sono classici perché hanno descritto la loro epoca in modo magistrale e ne hanno lasciato traccia. “La strada” è questo: uno dei tanti ritratti classici della nostra condizione. Di sicuro fra i migliori. La trama è semplice: atmosfera post-apocalittica, un padre e un figlio vagano soli e scoprono che ciò che conta, ciò che li può salvare, è il legame, volgarmente detto “amore famigliare”. Si sa, qui in Italia, si deve sempre e solo parlare in questi termini. In realtà ciò su cui ci si deve soffermare è proprio l’idea di comunità, di legame, di rinascita della socialità contro l’individualismo sfrenato, e spesso imposto, della nostra società contemporanea. Buona lettura.
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